# OpenAI e Claude bucati sei volte: rubavano token

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Autore: Giorgio Perillo
Aggiornato: 2026-04-30
Categoria: Intelligenza Artificiale

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**Claude Code, GitHub Copilot e OpenAI Codex sono stati tutti compromessi nel giro di nove mesi. E in nessuno dei sei exploit documentati l’attaccante ha cercato di “ingannare” l’intelligenza artificiale: ha rubato le credenziali che l’agente AI usava per autenticarsi ai sistemi di produzione.**

## Come funzionava ogni attacco: i dettagli che fanno male

Il **30 marzo 2026**, il ricercatore Tyler Jespersen di BeyondTrust ha dimostrato che un nome di branch GitHub appositamente costruito poteva rubare il **token OAuth di Codex in chiaro**. Il meccanismo era brutalmente semplice: Codex clonava i repository includendo il token direttamente nell’URL del remote Git, e il nome del branch fluiva non sanificato nello script di setup.

Un punto e virgola, un subshell, e il token veniva esfiltrato silenziosamente. **OpenAI** ha classificato il bug come **Critical P1** e ha rilasciato la patch entro il 5 febbraio 2026.

La parte più inquietante, però, era il camuffamento: aggiungendo **94 caratteri Ideographic Space** (Unicode U+3000) dopo “main”, il branch malevolo appariva identico al branch standard nell’interfaccia web. Il developer vedeva “main”.

La shell eseguiva curl verso un server esterno.

⚠️ **Attenzione:** questi exploit non richiedevano accesso fisico né phishing classico. Bastava un repository malevolo che l’agente AI clonava autonomamente, senza che nessun umano autorizzasse esplicitamente l’operazione.

Su **Claude Code** di Anthropic sono arrivati due CVE e un bypass da manuale. CVE-2026-25723 permetteva di scappare dal sandbox tramite pipe di comandi sed ed echo, perché il command chaining non veniva validato.

Patched in versione **2.0.55**. CVE-2026-33068 era più chirurgico: un repository malevolo impostava permissions.defaultMode su bypassPermissions nel file **.claude/settings.json** prima ancora che apparisse il dialog di fiducia del workspace.

L’utente non vedeva nessun avviso. Patched in **2.1.53**.

Il terzo colpo su Claude Code lo ha trovato **Adversa**: superata la soglia dei **50 sottocomandi**, l’agente smetteva silenziosamente di applicare le regole di deny. Gli ingegneri di Anthropic avevano fatto un compromesso tra sicurezza e velocità, e avevano smesso di controllare oltre il cinquantesimo sottocomando.

Patched in **2.1.90**.

## Copilot e Vertex AI: lo stesso schema, ogni volta

Johann Rehberger, con Markus Vervier di Persistent Security, ha dimostrato **CVE-2025-53773** contro **GitHub Copilot**: istruzioni nascoste nella descrizione di una pull request spingevano Copilot a modificare .vscode/settings.json, abilitando la modalità auto-approve e concedendo esecuzione shell senza restrizioni su **Windows, macOS e Linux**. Microsoft ha corretto il bug nel **Patch Tuesday di agosto 2025**.

Orca Security ha poi replicato lo stesso schema dentro GitHub Codespaces, usando un’issue GitHub come vettore invece di una PR.

Come ha dichiarato a VentureBeat Merritt Baer, CSO di Enkrypt AI ed ex Deputy CISO di AWS, [nel resoconto completo pubblicato da VentureBeat](https://venturebeat.com/security/six-exploits-broke-ai-coding-agents-iam-never-saw-them): “Le aziende credono di aver approvato un vendor AI, ma quello che hanno approvato è un’interfaccia, non il sistema sottostante.” Le credenziali sotto quell’interfaccia sono la vera superficie d’attacco.

## Il problema non è il modello AI: è come gestisce i segreti

💡 **L’analisi:** Questi sei exploit dimostrano che il perimetro di sicurezza degli agenti AI coding non è il modello in sé, ma l’IAM sottostante: chi controlla i token controlla l’agente. Finché gli agenti operano con credenziali persistenti e sessioni non ancorate a un umano, ogni pipeline CI/CD che li usa è un potenziale punto di compromissione silenzioso.

Il pattern è sempre lo stesso: l’agente AI tiene una **credenziale**, esegue un’azione, si autentica a un sistema di produzione senza che ci sia una sessione umana attiva a fare da ancora. Carter Rees, VP of AI and Machine Learning at Reputation, ha descritto il problema come “broken access control”: il piano di autorizzazione piatto di un LLM non rispetta i permessi utente.

Il repository decideva cosa poteva fare l’agente. Il budget di token decideva quali regole di deny sopravvivevano.

Io uso **Copilot** quotidianamente nel mio workflow, e devo dire che questa serie di exploit mi ha fatto rivalutare quanto mi fido delle integrazioni automatiche con i repository. Non è l’AI a essere “stupida”: è che nessuno ha ancora risolto il problema di come un agente autonomo dovrebbe gestire segreti e permessi in ambienti multi-repo.

Vale la pena leggere anche cosa sta facendo OpenAI sul fronte degli agenti con [OpenAI Codex: computer use, immagini e memoria Mac](https://menteinformatica.it/intelligenza-artificiale/openai-codex-computer-use-memoria-mac/), perché le nuove funzioni ampliano esattamente questa superficie.

La vera domanda che nessuno sta facendo ad alta voce è questa: se un agente AI può autenticarsi autonomamente a GitHub, AWS o qualsiasi API aziendale, chi è responsabile quando quella credenziale viene rubata? Non il modello.

Non il vendor. L’azienda che ha dato all’agente un token con troppi privilegi e zero supervisione.

, Giorgio

Stay tech 🦾
