# Claude ora ha un browser tutto suo, e non passa più da Chrome

URL: https://menteinformatica.it/intelligenza-artificiale/claude-cowork-browser-interno-chrome/
Autore: Giorgio Perillo
Aggiornato: 2026-08-28
Categoria: Intelligenza Artificiale

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[Claude Cowork](https://menteinformatica.it/intelligenza-artificiale/anthropic-cowork-claude-desktop-agente-file/) ha smesso di appoggiarsi a Chrome per navigare il web. Anthropic ha costruito un **browser proprietario** che si apre in un pannello laterale ogni volta che un prompt richiede una ricerca online, prendendo il posto dell’[estensione Claude in Chrome](https://menteinformatica.it/sicurezza-privacy/claudebleed-vulnerabilita-claude-chrome-dati/) usata finora.

La funzione è già attiva di default sui piani **Enterprise**, mentre per gli utenti **Pro, Max e Team** è in fase di distribuzione graduale nei giorni successivi al 27 agosto 2026, data in cui la novità è stata riportata da The Next Web. Chi preferisce il vecchio funzionamento può tornare all’estensione Chrome dalle impostazioni, sia a livello di singolo utente che di amministratore.

## Un browser pensato per essere invisibile

Anthropic ha descritto la scelta con una frase diretta: molti compiti web non hanno bisogno del browser personale dell’utente, basta un browser qualsiasi, e ora Claude ne ha uno proprio. È un modo per liberare Cowork dalla necessità di aprire Chrome in background solo per recuperare informazioni pubbliche.

Il design è volutamente limitato. Il browser interno **non ha accesso a login** di email, banking o altri servizi, a meno che non vengano inseriti manualmente. Questo lo rende uno strumento per raccogliere dati pubblici, non per agire al posto dell’utente su account personali.

**Da sapere:** il rischio di prompt injection, cioè istruzioni nascoste in una pagina che dirottano l’agente AI, resta secondo Anthropic un problema aperto anche nel nuovo browser, che si basa sulle stesse protezioni già usate dall’estensione Chrome.

## Il nodo europeo che nessuno fa scattare

Qui la vicenda smette di essere una semplice novità di prodotto. L’articolo 6(3) del **Digital Markets Act** obbliga i gatekeeper designati dall’Unione Europea a mostrare una schermata di scelta al primo utilizzo, con l’elenco dei principali browser, motori di ricerca e assistenti virtuali disponibili. È la norma che ha costretto Google a proporre agli utenti Android alternative a Chrome.

Anthropic, però, non è un gatekeeper designato. Claude non è un core platform service secondo la definizione del DMA. Ne consegue, come nota The Next Web, che nessuna schermata di scelta si attiva per un browser che l’utente non apre mai direttamente, ma che agisce dentro un’altra applicazione.

Nessuna scelta obbligatoria si attiva per un browser che l’utente non apre mai in prima persona.

Il punto, secondo me, non è tanto la funzione in sé, quanto il precedente che crea. Se integrare un motore di navigazione dentro un’app basta a restare fuori dal perimetro del DMA, qualunque assistente AI con ambizioni sufficienti può replicare lo schema senza mai toccare le regole pensate apposta per Chrome, Safari o Edge.

## Non è un caso isolato

Il **browser standalone Atlas di OpenAI** è stato chiuso nell’agosto 2026 e assorbito in una modalità Work con un browser incorporato analogo a quello di Claude. Due aziende diverse, la stessa soluzione tecnica: aggirare la dipendenza da Chrome costruendo un motore di navigazione interno invece di continuare a passare da un’estensione.

**L’analisi:** il vero limite del DMA, qui, è che è stato scritto pensando a piattaforme enormi come Android o Windows, non a strumenti agentici che nascono già fuori da quella categoria. Anthropic e OpenAI non stanno violando nulla: stanno semplicemente operando in uno spazio che la norma non ha previsto.

Statcounter attribuisce a Chrome quasi il **70%** del traffico web mondiale, la cifra citata da Anthropic stessa per giustificare la mossa. Un dato che spiega perché, per un’azienda che vuole costruire agenti capaci di muoversi sul web senza intoppi, uscire dall’orbita di Google conta più di una semplice comodità tecnica.

70%quota di traffico web mondiale attribuita a Chrome da Statcounter

## Cosa cambia per chi usa Cowork

Per l’utente finale il cambiamento è quasi invisibile: Cowork continua a funzionare come prima, solo che adesso quando serve una ricerca web si apre un pannello con un browser diverso da Chrome. Chi lavora in ambienti aziendali con policy specifiche su Chrome può però voler tornare all’estensione dalle impostazioni, proprio perché il nuovo [browser è pensato](https://menteinformatica.it/reti-connettivita/cloudflare-kitesurf-browser-agenti/) per compiti pubblici e non per operazioni che richiedono un accesso autenticato.

**Perché conta:** il caso mostra come le regole europee sulla concorrenza digitale, pensate per i grandi gatekeeper, lascino scoperto un pezzo crescente del mercato, quello degli assistenti AI che integrano funzioni di navigazione senza mai passare per un browser tradizionale visibile all’utente.

Fonte: [thenextweb.com](https://thenextweb.com/news/anthropic-claude-cowork-built-in-browser-dma-choice-screen).
