# Fenix Flexin ammette l’AI su Rubberz, ma un mese fa aveva negato tutto

URL: https://menteinformatica.it/intelligenza-artificiale/fenix-flexin-rubberz/
Autore: Giorgio Perillo
Aggiornato: 2026-08-08
Categoria: Intelligenza Artificiale

---

Un mese fa Fenix Flexin diceva chiaro e tondo che su **Rubberz** non c’era «no AI on it». Oggi, messo alle strette da un commento su Instagram, dice l’esatto contrario: non l’ha mai negato, semplicemente l’AI non c’entrava con la fase di registrazione.

Il rapper di Los Angeles ha risposto a un utente che gli faceva notare come anche Tyga avesse ammesso di aver usato strumenti AI per il suo album **$tarface**, ispirato agli anni ’80 come Rubberz. Nella risposta, riportata da The Verge, Fenix scrive: mai detto di non aver usato l’AI, ho detto solo che non c’entrava nulla col processo di registrazione, non sapevo nemmeno cosa fosse l’app finché non l’abbiamo mixata e la gente ha iniziato a commentare.

## La versione di un mese fa era diversa

Il problema è che quella frase contraddice quanto disse lo scorso mese all’intervistatore Kazeem Famuyide durante il programma Mornings With Mero su Hot 97. Interpellato direttamente sull’uso dell’AI, Fenix rispose senza margini di ambiguità che non ce n’era traccia nel brano.

Da quel momento lui e il suo team hanno pubblicato quelli che sostenevano fossero i file della sessione di registrazione, hanno risposto ai commenti insistendo che il pezzo era stato realizzato da due persone in carne e ossa nel salotto di casa con Pro Tools, autotune e un po’ di riverbero, e hanno persino negato che nei video il rapper stesse facendo playback.

## Gli strumenti di rilevamento hanno cambiato le regole del gioco

Dietro l’intera vicenda c’è un elemento che rende la smentita di Fenix sempre più difficile da sostenere: il produttore Medasin ha pubblicato video in cui sosteneva che Rubberz fosse stato generato con **Treblo**, uno strumento AI per la musica precedentemente noto come Sonauto. La stessa azienda ha poi rilasciato un rilevatore che identifica il brano come creato con la sua tecnologia.

Qui sta il punto centrale della vicenda, più delle parole di Fenix: quando chi produce lo strumento AI conferma pubblicamente il proprio coinvolgimento, e mette a disposizione un sistema per verificarlo, la strategia della negazione totale smette di reggere. Non è più la parola dell’artista contro i sospetti del pubblico, ma contro i dati tecnici di chi ha costruito il software.

**Perché conta:** il caso Rubberz mostra come i tool di rilevamento AI stiano diventando un contrappeso reale alle dichiarazioni degli artisti, un problema che riguarderà sempre più spesso anche l’industria musicale italiana quando strumenti simili diventeranno di uso comune tra produttori e etichette.

Quello che resta ambiguo è la linea difensiva stessa: dire di non aver mai negato l’uso dell’AI, dopo aver dichiarato pubblicamente il contrario in un’intervista radiofonica, non è una precisazione. È una correzione di rotta che punta a far dimenticare la versione precedente, sperando che il pubblico non tenga il conto.

Fonte: [theverge.com](https://www.theverge.com/ai-artificial-intelligence/976801/fenix-flexin-rubberz-ai-song-treblo).
