# Meta ritira la frase sui siti da usare per l’IA dopo le critiche

URL: https://menteinformatica.it/intelligenza-artificiale/meta-clausola-siti-addestramento-ia/
Autore: Giorgio Perillo
Aggiornato: 2026-10-18
Categoria: Intelligenza Artificiale

---

Meta ha tolto dalle sue condizioni commerciali la frase che le avrebbe permesso di usare i contenuti dei siti collegati agli account business per addestrare l’intelligenza artificiale. La retromarcia è arrivata il 17 ottobre, dopo le critiche, come [ha raccontato The Verge](https://www.theverge.com/tech/1013409/meta-removes-language-that-may-have-allowed-it-to-scrape-news-sites).

## Cosa diceva la clausola sui siti degli account business

Le nuove condizioni, che entrano in vigore il **30 ottobre**, secondo Meta uniscono in un solo testo le condizioni commerciali e quelle per gli annunci in self-service. Valgono per gli account business che promuovono i propri contenuti su Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger.

Una parte del testo autorizzava Meta a usare software automatici (scraper, bot, crawler) per visitare, indicizzare e raccogliere i contenuti dei domini, delle pagine web o degli URL associati ai prodotti o servizi dell’azienda iscritta, oppure resi disponibili attraverso l’uso dei prodotti e servizi Meta da parte dell’azienda o degli utenti, scaricandone anche gli aggiornamenti periodici.

Subito dopo arrivava la frase contestata. Diceva che Meta poteva usare qualsiasi contenuto di quei domini, pagine web o URL per «fornire, sviluppare, migliorare, fare ricerca, **addestrare** e mantenere l’integrità» dei propri prodotti, servizi e funzioni. Chi non accetta le nuove regole, sempre secondo il testo, può smettere di usare i prodotti Meta per scopi commerciali.

## Perché gli editori di notizie si sono allarmati

A sollevare il caso è stato Nieman Lab. Gli esperti di diritto sentiti dalla testata temevano che Meta potesse usare queste condizioni per scavalcare le istruzioni del file **robots.txt**.

“Per gli editori di notizie, questo equivale chiaramente a un permesso a Meta di addestrare l’IA su qualsiasi contenuto dei loro siti e forse di riutilizzarne una parte, persino in concorrenza con gli editori stessi.”

La frase è di James Grimmelmann, professore di diritto digitale e dell’informazione alla Cornell. Il timore aveva una base concreta. Meta ha firmato accordi di licenza per l’IA con CNN, Fox News, USA Today e People Inc., e secondo quella lettura una clausola del genere avrebbe potuto aprirle una quantità di contenuti molto più ampia, senza pagare.

A rendere la cosa più indigesta c’è Meta One, l’abbonamento lanciato a settembre che fa pagare aziende e creator per inserire link nei post e nei reel. La testata ha osservato che Meta ha cominciato a far pagare per pubblicare link agli stessi contenuti che avrebbe potuto scansionare gratis.

## Dalle smentite alla rimozione della frase

All’inizio Meta ha negato cambiamenti nell’uso dei crawler. Il portavoce Daniel Roberts ha detto che «non cambia nulla nel modo in cui Meta usa i web crawler» e che ogni affermazione contraria è falsa.

Andy Stone, vicepresidente della comunicazione, ha scritto su X che l’aggiornamento serviva a raccogliere informazioni corrette sui prodotti venduti su siti di terze parti, da usare per annunci e consigli sulla piattaforma.

In una nuova dichiarazione Roberts ha spiegato che le regole sulla scansione **riguardavano solo i prodotti pubblicitari e business** e che ora il testo lo dice in modo esplicito.

“Come sempre, i proprietari dei contenuti possono usare robots.txt per indicare le loro preferenze. Non si parla di scansione dei siti di notizie, e questi aggiornamenti non ci danno nuovi diritti che prevalgano su quelle preferenze.”

The Verge

Una clausola vaga sull’uso dei contenuti altrui per l’IA era un rischio anche per Meta.
