# Spotify potrebbe etichettare gli artisti creati con l’AI da settembre

URL: https://menteinformatica.it/reti-connettivita/spotify-etichetta-artisti/
Autore: Giorgio Perillo
Aggiornato: 2026-10-01
Categoria: Reti e Connettività

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Non è ancora partito nulla: quello che circola è l’annuncio di una policy futura, non una funzione già attiva.

Secondo quanto riportato da Gizmodo, Spotify introdurrebbe da metà settembre un’etichetta chiamata **“AI Persona”** per segnalare i profili artista generati o guidati da intelligenza artificiale. Vale comunque la pena seguirla: se confermata, cambierebbe il modo in cui milioni di persone scoprono musica in coda o in cima alle playlist. Sul tema c’è anche la [posizione di Spotify sulla musica AI](https://menteinformatica.it/web-social/spotify-musica-ai-artisti-royalty/).

## Come funzionerebbe l’etichetta AI Persona

Nel suo [annuncio](https://newsroom.spotify.com/2026-08-11/ai-persona-badges-transparency/), Spotify scrive di aver ricevuto segnalazioni chiare da chi ascolta: non gradisce trovarsi davanti a un profilo dall’aspetto umano scoprendo poi che dietro c’è un personaggio creato da un algoritmo.

Il meccanismo previsto avrebbe due binari. Gli autori reali dietro un artista AI potrebbero **autodichiararsi** tramite Spotify for Artists, in modo simile a come già oggi funzionano gli [AI credits](https://support.spotify.com/us/artists/article/ai-credits/) introdotti quest’anno per segnalare l’uso di intelligenza artificiale nella produzione di un brano.

Chi non si dichiara volontariamente non sarebbe però al sicuro: Spotify avrebbe in programma un processo di revisione sui profili sospetti, partendo da quelli che superano soglie di ascolto non specificate.

## Chi perde la visibilità automatica

Il punto più concreto per chi ascolta riguarda le raccomandazioni. Un artista etichettato come AI Persona non comparirebbe più nei [suggerimenti algoritmici di Spotify](https://menteinformatica.it/reti-connettivita/spotify-release-radar-filtri-personalizzazione/), a meno che l’utente non lo segua già.

L’etichetta apparirebbe nel banner del profilo, nella sezione “Info”, nella ricerca e accanto ai brani in playlist. Cliccandola, si potrebbe vedere se l’autodichiarazione è arrivata spontaneamente o dopo la scoperta da parte della piattaforma: un dettaglio pensato apposta per disincentivare chi prova a evitare i controlli.

**Perché conta:** il caso dell’artista “Enlly Blue”, che secondo la testata avrebbe raccolto quasi 168.700 follower pur essendo un personaggio fittizio, mostra quanto sia già diffuso il fenomeno che questa etichetta vorrebbe arginare.

Il nodo vero è chi definisce la soglia di ascolto oltre la quale scatta la revisione: senza numeri pubblici, resta un impegno dichiarato più che una regola verificabile.

Negli Stati Uniti manca oggi una regolamentazione specifica sui deepfake musicali, ed è in quel vuoto normativo che si inserisce l’iniziativa descritta da Spotify. Un sistema di etichettatura volontario era già stato proposto il mese scorso da alcune organizzazioni di musicisti ed etichette, segno che la pressione arrivava anche dall’industria e non solo dagli ascoltatori.

Se la policy verrà davvero applicata a metà settembre come annunciato, il test decisivo sarà proprio la fase di revisione automatica: è lì che si capirà se Spotify riesce a intercettare i profili non dichiarati o se l’etichetta resterà uno strumento in gran parte affidato alla buona fede degli autori.

Fonte: [gizmodo.com](https://gizmodo.com/spotify-will-start-labeling-ai-artists-on-its-platform-next-month-2000797319).
