# A quanto emerge, spotify aggiunge i filtri a Release Radar: ora puoi scegliere cosa ti viene consigliato

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Autore: Giorgio Perillo
Aggiornato: 2026-10-01
Categoria: Reti e Connettività

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**Release Radar** ha sempre funzionato così: ogni venerdì Spotify mescola le ultime uscite degli artisti che segui con qualche suggerimento algoritmico, e il risultato finisce nella playlist senza che tu possa dire molto. Quasi **9 milioni di persone** la aprono ogni settimana. Da oggi, stando a quanto emerge, quella passività ha un’alternativa.

Spotify ha aggiunto i cosiddetti **controlli di sessione** in cima alla playlist, già disponibili su mobile e desktop. Funzionano come filtri attivabili prima dell’ascolto: puoi selezionarne fino a cinque tra opzioni come *Scopri nuovi artisti*, *Selezioni degli editor* e filtri per genere (es. Pop). Il risultato è una playlist che risponde a un’intenzione dichiarata, invece di proporti una combinazione che l’algoritmo ha costruito senza input.

## Cosa cambia rispetto a prima, e perché è un passo avanti concreto

Fino ad ora Release Radar era una scatola chiusa: potevi ascoltarla o ignorarla, ma non orientarla. Il confronto più diretto è con **Discover Weekly**, l’altra grande playlist di scoperta di Spotify, che l’anno scorso ha ricevuto la possibilità di selezionare fino a cinque generi preferiti. Release Radar arriva ora allo stesso livello di controllo, con una logica simile.

Spotify promette anche raccomandazioni più precise in generale, e un restyling grafico della copertina e dell’intestazione. I dettagli estetici contano poco; quello che conta è il segnale di fondo: la piattaforma sta sistematicamente aggiungendo leve di controllo umano su playlist che erano interamente delegate all’algoritmo.

**Cosa cambia:** I filtri di sessione di Release Radar sono già attivi su mobile e desktop. Prima di avviare la playlist, trovi le opzioni in cima: seleziona fino a cinque filtri per genere o tipo di scoperta e la playlist si adatta. Nessuna impostazione permanente da configurare.

## Il limite reale di questa mossa

I filtri non trasformano Release Radar in qualcosa di radicalmente diverso. Non puoi escludere artisti specifici, impostare preferenze permanenti o costruire una lista su misura. Puoi solo *orientare* l’algoritmo a ogni sessione, il che è utile ma non è controllo granulare nel senso pieno del termine.

Il quadro più ampio è quello di una piattaforma che investe sull’algoritmo come strumento editoriale ibrido, lo dimostrano anche **Fresh Finds**, curata da oltre 30 editor interni, e i video editoriali introdotti su New Music Friday. L’aggiornamento di Release Radar si inserisce in questa direzione: piccolo, concreto, e probabilmente solo un primo passo verso un controllo più fine che potrebbe arrivare nei prossimi aggiornamenti.
