# L’India voleva un’app spia su ogni iPhone: Apple ha detto no

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Autore: Giorgio Perillo
Aggiornato: 2026-10-08
Categoria: Software e App

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**Il governo indiano ha rinunciato a imporre la preinstallazione di Sanchar Saathi, un’app di stato che avrebbe tracciato ogni smartphone nel paese. Apple aveva già detto no, e questa settimana è arrivata la resa ufficiale di Nuova Delhi.**

## Sei tentativi in due anni: l’India non ha mai convinto nessuno

Secondo quanto [riportato da 9to5Mac citando Reuters](https://9to5mac.com/2026/04/17/india-drops-plan-to-force-apple-on-iphones/), quello di Sanchar Saathi era il **sesto tentativo in due anni** da parte del governo indiano di imporre la preinstallazione di app di stato sui telefoni. Tutti e sei sono stati bloccati dall’opposizione dell’industria tech.

Il Ministero dell’IT indiano ha dichiarato di **non essere favorevole all’obbligo di preinstallazione** dell’app Aadhaar sugli smartphone, dopo una “consultazione con le parti interessate dell’industria elettronica”. Una consultazione che, a quanto sembra, è andata in un’unica direzione.

⚠️ **Attenzione:** Sanchar Saathi era pensata come app non eliminabile dall’utente, e avrebbe permesso al governo di tracciare tutti i dispositivi in circolazione, non solo quelli rubati o smarriti.

## Cosa prevedeva il piano e perché Apple si era rifiutata

Il mandato originale, emesso alla fine del 2025, imponeva ad **Apple, Samsung** e agli altri produttori di preinstallare l’app e, soprattutto, di distribuirla via aggiornamento iOS agli **iPhone già in uso** in India. Non si trattava solo di metterla sui nuovi dispositivi: avrebbe dovuto arrivare silenziosamente sugli smartphone di milioni di utenti esistenti.

Apple aveva risposto con un rifiuto netto, coerente con la sua posizione su richieste simili arrivate in passato da altri governi. Onestamente, in questo caso mi sembra la risposta giusta: un’app di tracciamento governativo non eliminabile non ha nulla a che vedere con la sicurezza degli utenti, e tutto a che vedere con il controllo statale.

Vale la pena chiarire cosa Sanchar Saathi fa nella sua versione attuale, quella volontaria: permette agli utenti di registrare i propri dispositivi tramite numero IMEI e di segnalarli in caso di furto o smarrimento, collegandosi alla banca dati **CEIR (Central Equipment Identity Register)** del governo indiano. Uno strumento legittimo, in quella forma. Il problema non era l’app in sé: era il meccanismo di distribuzione forzata e la rimozione dell’agenzia dell’utente.

Su Android la questione era tecnicamente più complicata ma non meno problematica: i produttori come Samsung avrebbero dovuto includere Sanchar Saathi nel firmware di fabbrica come app di sistema, nella stessa categoria di quelle che sui telefoni Android vengono chiamate **bloatware non rimovibile**. La differenza rispetto a iOS è che su Android il modello di preinstallazione da parte dei produttori OEM esiste già, il che rende il rifiuto di Samsung ugualmente significativo sul piano politico.

## Il pattern che si ripete e cosa cambia davvero

La vicenda indiana non è isolata. Negli ultimi anni diversi governi hanno cercato di usare i produttori di smartphone come canale privilegiato per distribuire software di stato, con la giustificazione della sicurezza pubblica o della gestione dei dispositivi smarriti.

Nessuno ci è ancora riuscito con Apple.

Il precedente più citato in questo contesto è quello australiano del 2018, quando il governo di Canberra approvò l’**Assistance and Access Act**, che obbligava le aziende tech a fornire accesso ai dati cifrati su richiesta delle autorità. Apple non preinstallò nulla, ma la pressione normativa durò anni e il dibattito legale non è ancora del tutto chiuso. In quel caso la battaglia era sul backend; in India era direttamente sul device dell’utente, il che è un passo più invasivo.

C’è poi il caso della Russia, che dal 2020 impone la preinstallazione obbligatoria di una serie di app nazionali su tutti i dispositivi venduti nel paese. Apple si è adeguata parzialmente, inserendo le app russe nell’App Store locale come opzione durante il setup, ma senza renderle non rimovibili. Una soluzione di compromesso che ha retto fino all’uscita di Apple dal mercato russo nel 2022.

Il punto che mi sembra spesso sottovalutato nel dibattito pubblico è questo: **Apple non ha rifiutato per ragioni puramente etiche**, ma perché un’app non rimovibile distribuita via aggiornamento OTA rompe il modello di fiducia su cui si basa l’intero ecosistema iOS. Se un governo può farlo, tecnicamente anche un attore malevolo potrebbe sfruttare lo stesso vettore. Il rifiuto tutela Apple tanto quanto gli utenti.

Sanchar Saathi resta disponibile sull’**App Store indiano** per chi vuole scaricarla volontariamente. Ma la differenza tra un’app che scegli e una che ti viene imposta senza possibilità di rimozione è esattamente la differenza tra uno strumento e una sorveglianza.

## Cosa succede nei prossimi 12 mesi

L’India non è un mercato marginale per Apple: nel 2025 gli iPhone venduti nel paese hanno superato i **10 milioni di unità annue** per la prima volta, e Cupertino ha aperto due Apple Store fisici a Mumbai e Delhi nell’arco di 18 mesi. Mollare non era un’opzione commercialmente sostenibile, ma cedere sul tracciamento avrebbe creato un precedente globale difficile da contenere.

Il rischio reale nei prossimi mesi è che il governo indiano torni con una versione edulcorata del mandato: non preinstallazione forzata, ma magari un requisito di compatibilità obbligatoria o una presenza garantita nello store. Sarebbe una mossa più difficile da rifiutare frontalmente, e Apple dovrebbe trovare argomenti tecnici diversi da quelli usati finora.

Questo si collega direttamente al dibattito globale su quanto i governi possano spingere sui produttori tech, un tema che in Europa stiamo vivendo sul fronte AI e privacy, e che ho già analizzato parlando di Apple accusata di scraping illegale per l’AI.

Per il resto, chi segue Apple sa bene che la pressione normativa non si ferma qui. Basti pensare a quanto sta cambiando anche su iOS: [iOS 26.5 porta la pubblicità su Apple Maps](https://menteinformatica.it/software-app/ios-26-5-pubblicita-apple-maps-privacy/), una mossa che fa discutere per ragioni diverse ma ugualmente legate alla tensione tra interessi aziendali e aspettative degli utenti.

Stay tech 🦾
