# Conservare organi per giorni o settimane: la ricerca che potrebbe cambiare i trapianti

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Autore: Giorgio Perillo
Aggiornato: 2026-07-25
Categoria: Web e Social

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Un rene di maiale conservato a **−4 °C per diversi giorni** e poi reimpiantato con successo nell’animale. Non è fantascienza: è il risultato più recente in un campo che, secondo quanto riporta MIT Technology Review, sta attraversando una fase di accelerazione concreta.

Il problema di fondo è noto a chiunque lavori nei trapianti: gli organi donati sopravvivono fuori dal corpo per poche ore, anche conservati nel ghiaccio. Questo limita le distanze percorribili, impedisce test approfonditi di compatibilità e rende quasi impossibile costruire una vera banca di organi.

## Il supercooling e il limite dei cristalli di ghiaccio

Matthew Powell Palm, ricercatore della Texas A&M, ha guidato il team che ha ottenuto il risultato con i reni suini. La tecnica si chiama **supercooling**: abbassare la temperatura dell’organo sotto lo zero senza che si formi ghiaccio. È proprio la formazione di cristalli di ghiaccio il nemico principale, distruggono le membrane cellulari e rendono l’organo inutilizzabile.

L’approccio di Powell Palm non ha richiesto crioprotettanti chimici, il che lo distingue dalla criopreservazione classica. Quest’ultima, il congelamento rapido a temperature come −196 °C, funziona già da decenni per cellule uovo, spermatozoi ed embrioni, ma nessuno è ancora riuscito ad applicarla a organi interi destinati al trapianto.

Il vero collo di bottiglia dei trapianti non è la mancanza di donatori: è il tempo. Allungare anche solo di qualche giorno la finestra di conservazione cambierebbe la logistica dell’intero sistema.

## Macchine di perfusione e uteri conservati per un giorno

Parallelamente al supercooling, un’altra linea di ricerca punta sulle **macchine di perfusione**: dispositivi che pompano nutrienti nell’organo imitando la circolazione sanguigna. Sono già in uso clinico per fegati e reni, tipicamente per finestre di circa **24 ore**.

I ricercatori stanno estendendo questa tecnica ad altri organi. Un gruppo di Valencia ha sviluppato un sistema, soprannominato “Mother”, che ha mantenuto in vita un utero umano per un giorno intero. Altre équipe stanno lavorando persino sui bulbi oculari, con l’obiettivo di rendere possibili i trapianti di occhio intero.

**Perché conta:** Ogni ora in più di conservazione significa più tempo per trovare il ricevente compatibile, più possibilità di trasportare l’organo lontano dal centro di raccolta, meno organi scartati. Per i pazienti in lista d’attesa, è una differenza che si misura in anni di vita.

## Criopreservazione del cervello: promesse e limiti reali

MIT Technology Review cita anche il caso di Stephen L. Coles, gerontologo morto nel 2014, il cui cervello fu criopreservato dalla struttura Alcor in Arizona e raffreddato a **−146 °C**. Anni dopo, il criobiologo Greg Fahy studiò campioni di quel cervello e osservò che le cellule, pur rimpicciolite, sembravano “rimbalzare” al riscaldamento.

Ma questo non significa che le cellule fossero vive, né che la reanimazione sia possibile. Come ha spiegato lo stesso Powell Palm, ci sono troppe variabili per cui quei neuroni potrebbero essere irrecuperabili. La criopreservazione del cervello resta un territorio speculativo, lontano anni luce dall’applicazione clinica.

Il quadro complessivo è quello di un campo in fermento, con risultati concreti su animali e qualche prima applicazione umana, ma ancora lontano da protocolli standardizzati per la conservazione prolungata di organi destinati al trapianto. Lo scenario più plausibile è che le tecniche di supercooling e perfusione arrivino prima in clinica, probabilmente nell’arco di un decennio, mentre la criopreservazione di organi interi rimane un obiettivo a lungo termine.

Fonte: [technologyreview.com](https://www.technologyreview.com/2026/07/24/1140790/the-quest-to-keep-organs-alive-outside-the-body/).
